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Scopri la Sicilia > Provincia di Catania > Bronte
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La mitologia vuole che l'origine di Bronte ed il suo stesso nome siano da ricondursi al mito dei Ciclopi, giganteschi esseri dalla forma umana simbolo delle forze della natura.
Vuole, infatti, la leggenda che la cittadina sia stata fondata dal ciclope Bronte (che vuol dire "tuono").
Sull%u2019antica origine di Bronte dal punto di vista storico, si hanno però poche documentate notizie e peraltro esistono solo alcuni ruderi che ne testimoniano l'antica nascita. La tradizione farebbe intuire per Bronte un'esistenza antichissima, addirittura fin dal secolo VIII a. C., quando i Siculi, uomini di razza italica, tentando di sfuggire ai Greci, passarono lo stretto di Messina, servendosi di otri, e vennero a stabilirsi a Bronte dove si sarebbero dati prevalentemente alla coltivazione dei campi.

Bronte è una città ricca di beni culturali, monumentali ed artistici. Gli episodi storici accaduti in questi luoghi, il Castello di Nelson, il grande patrimonio architettonico, assieme alle tipiche e prelibate pietanze a base di pistacchio, sono i motivi che inducono molti turisti a visitare la cittadina etnea.
Bronte è la città delle chiese. Nel corso dei secoli molte di esse sono andate perdute a causa di terremoti o dell'incuria nella loro gestione.
Alcune chiese furono accorporate , come è accaduto per la chiesa Madre.

Bronte, Eden di pistacchio, con un frutto dal gusto e dall'aroma universalmente riconosciuti come unici e particolari ed un colore - il verde smeraldo - unico e particolare.
L'oro verde, così è denominato il "pistacchio verde di Bronte", rappresenta la principale risorsa economica del vasto territorio della cittadina etnea.
Il pistacchio verde di Bronte è dolce, delicato, aromatico. Soprattutto è unico e per questo molto apprezzato e richiesto nei mercati europei e giapponesi per le dimensioni e l'intensa colorazione verde. L'ottanta per cento del prodotto brontese è esportato all'estero, sopratutto in Europa (nell'ordine Francia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Giappone), il restante 20% trova impiego nell'industria nazionale.
Il frutto viene commercializzato sotto diverse forme: Tignosella (pistacchio non sgusciato, i brontesi lo chiamano "babbalucella"), pelato (sgusciato e privato del­l'endocarpo), granella, farina, bastoncini, affettato o pasta di pistacchio.
Inserito da Micol Mongioví   
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