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Immergiti in una cultura millenaria, nella cultura siciliana e riscoprirai nel Mediterraneo il cuore della sua gente...

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... Un viaggio fra colori, profumi, sapori per riscoprire l'unicit e la bellezza della Sicilia, accompagnati "manu manedda" alla scoperta di 390 piccoli mondi. ...

Feste, Sagre e Tradizioni

... Feste, Spettacoli, Expo, Mercatini, Folklore, Festival, Radunie Spettacoli teatrali. Per conoscere e scoprire, manifestazioni antiche e recenti. ...

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Chiesa e Convento di Sant'Agostino

Religioso, Storico, Monumentale
Le origini della Chiesa di Sant'Agostino risalgono al Trecento anche se stata rimaneggiata in epoca barocca. Adiacente alla chiesa, stato recentemente restaurato il bellissimo Oratorio di Sant'Ago...

  Corleone

Lago Pisciotto

Laghi, Paesaggio
Piccolo invaso nel territorio di Tortorici, ai piedi del monte del Moro. L'invaso situato in un luogo incantevole

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Festa di San Filippo Siriaco

Paesaggio, Tradizionale
Come ogni anno, sin dal 1766, si ripete l?antico rito della "Calata di San Filippo" il fercolo, portato a spalla dai fedeli, scende in una spettacolare "corsa", da un ripido e scosceso sentiero, dal c...

  Calatabiano

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  • Manu Manedda
    C 'nparadisu pusatu na tri pedi* unni lu celu si cusi cu lu mari, unni lu suli sciogghi lu pinseri, unni si scinni cchi 'nfunnu 'nta lu cori. E l'occhiu si rapi a meravigghia na sta terra ca resta la cchi bedda unni si veni, cu li frastorni arreri, ju t'accumpagnu manu manedda. C' un Paradiso poggiato su tre piedi* dove il cielo diventa un tutt'uno con il mare dove il sole scioglie la fantasia dove si arriva nella parte pi profonda del cuore. e lo sguardo resta meravigliato per una terra che resta la pi bella dove se vieni a visitarla, in vacanza, te le faccio scoprire accompagnandoti mano nella mano. autore: Angelino Finocchiaro NOTE: *(allusione alla raffigurazione della Sicilia con il triscele e alla storia di Colapesce)
  • NIKE
    Lo guardai fisso negli occhi, lei si sedette e a sua volta mi guard, ansante, quasi gioiosa. Saltellava scomposta con atteggiamento inquieto come chi aspetta una risposta a un interrogativo. "Va bene" - dissi - "prendiamola noi" . La signora la sleg e la portai al guinzaglio fin dentro il bagagliaio della vecchia Renault. Enrico era felice, l' avevamo tolta a un destino da canile senza padrone. Una bella cucciola, pareva di razza pastore maremmano imbacuccata nel suo manto peloso rigidamente bianco. Trovammo un nome a quella bellezza prorompente, a quell'allegria indisciplinata da cucciolo in una fredda giornata invernale proprio l, in quella piazza dove scoprimmo quella scultura e dove quel giorno l'onda del mare sbatteva violentemente ricascando su se stessa in una morbida schiuma biancastra come quel pelo bianco della cucciola. E si chiam proprio Nike. Angelino Finocchiaro
  • Vivere in Sicilia
    Non invidio a Dio il Paradiso perch sono ben soddisfatto di vivere in Sicilia. Federico II (1194 ? 1250)
  • CineNostrum

    CineNostrum

    Aci Catena
    Kermesse Cinematografica, che ogni anno ospita un personaggio del mondo del cinema, da Roberto BENIGNI, A CRISTIAN DE SICA, A TORNATORE, ETC. LA RASSEGNA 2013 stata dedicata ad un grande attore italiano Lino BANFI. La rassegna 2014 ospiter ORNELLA MUTI.

      Scopri gli eventi di Sicilia

    Racconti, miti e leggende

  • LA LEGGENDA DI AMINA
    Presso i Fenici che abitavano l'isola di san Pantaleo , chiamata anche Mozia , era in uso il fatto che il re sacrificasse la primogenita al feroce dio Moloch. Oltre al sacrificio umano dovevano essere sacrificate sette grasse giovenche bianche, dovevano essere bianche per simboleggiare la luce. Anche re Sharib doveva sottostare a questa regola cos prepar una grande festa con vivande prelibate,ricche vesti e giochi per il giorno in cui avrebbe sacrificato la figlia Amina che aveva gi sette mesi.Si aspettava solo che lo stregone Atim ricevesse il segno dalla luna per procedere al sacrificio.Anche i giovani si preparavano alle gare sportiva,specialmente alla gara che consisteva nell'uccidere con la sola scure un toro nero....''il grande duello''. Il sacerdote decret che il giorno successivo sarebbe stato propizio. L'indomani mattina si rec a prelevare la bambina ma trov il suo alloggiamento vuoto.....chi avrebbe potuto ora placare l'ira del vendicativo Moloch? Vennero avviate delle ricerche ma tutto fu inutile, la bambina era scomparsa. Passarono gli anni, morirono sia il re che il sacerdote ma ogni tanto qualcuno si ricordava della dolce Amina scomparsa.Ogni tanto nei boschi i cacciatori o i guerrieri avevano visto una figura femminile dai lunghissimi capelli corvini ma chiunque avesse cercato di catturarla aveva perso la vista.Un giorno il giovane re Someiro figlio del defunto re Sharib vide una strana figura che cavalcava una gazzella e decise di catturarla.Scocc una freccia dal suo arco che fece cadere la fanciulla dal cervo. Il re si rese conto di averla ferita e la trasport alla reggia.Qui fu curata e un giorno and a trovarla la vecchia regina che si stup per il fatto che la giovane somigliasse moltissimo a lei quando era ragazza.Il re non sapeva che quella era la sorella strappata al destino sacrificale cos decise di sposarla. Alla notizia del matrimonio la regina mor perch si era resa conto che quella era Amina . Purtroppo la vendetta del dio crudele non si arrest, i due giovani,ignari di essere fratelli si sposarono ma la sposa diede alla luce un serpente ,invece di un bambino cos il re la uccise ,come strega ,e poi si tolse la vita.......la vendetta del terribile dio Moloch per il mancato sacrificio si era compiuta.
  • U Zitu e a Zita
    Su questo grosso scoglio che se ne sta perenne, in tutta la sua grandezza, in mezzo ai flutti calmi o tempestosi, si raccontava (e tutt'ora si racconta) una suggestiva storia d'amore tra due giovani del luogo. Rosalia (o Rosa) era la bellissima figlia diciottenne di un ricco signore di "Muntiriali". Un giorno tornando dalla sua quotidiana passeggiata, seguita come un'ombra dalla sua fida nutrice, vide un aitante e bellissimo giovane che trasportava, sulle spalle possenti, sacchi pieni di fave. La giovane Rosa fu come folgorata da quei possenti muscoli del giovane e se ne innamor perdutamente. Era talmente innamorata di Peppe (questo era il nome del giovane) che os sfidare le ire dell'arcigno e geloso genitore. Del resto anche Peppe non disdegnava e certo non restava insensibile alle lunghe occhiate e agli sguardi languidi della bella Rosa. A nulla valsero le minacce del padre di Lei di chiuderla, per il resto della sua vita, nel monastero delle Suore Orsoline di Girgenti. La fanciulla era talmente innamorata del suo Peppe e da questi, come detto, ricambiata, che non ne volle sapere di interrompere quella che il padre chiamava tresca. Intanto i due continuavano a vedersi furtivamente al calar del sole o alle prime ombre della sera, nel giardino del palazzo di Lei. Quando Peppe, poi, andava via, la giovane riertrava nelle sue stanze e buttandosi nel suo lettino, l'assaliva un pianto dirotto a causa della sua infelicit. Anche perch, essendo orfana di madre (la mamma le era morta dandola alla luce) non aveva con chi parlare e con chi consigliarsi, dato che la nutrice stava dalla parte del padrone. Nel frattempo il padre della ragazza, avendo notato che la figliola era diventata pallida, triste e taciturna e avendo appreso dalla nutrice che raramente toccava cibo, volle consultarsi con il medico fisico di Muntiriali "Mastro" Giuseppe Modica. Questi visitando la fanciulla non pot che constatare che era sana come un pesce e le prescrisse solo delle lunghe passeggiate giornaliere che Rosa effettuava di buon grado, ma sotto lo sguardo vigile della vecchia governante. Purtroppo, come sempre accade, gli eventi precipitarono. Avendo saputo il padre che la figlia, nonostante le sue minacce, continuava a vedersi furtivamente con l'innamorato, decise di chiuderla in un lontano e sperduto monastero palermitano. Ma ahim! La inattesa e brutta notizia sconvolse la giovane Rosa la quale fra i singhiozzi, mise al corrente della cosa anche il suo amato Peppe. "Uniti per la vita e per la morte" giurarono i due giovani amanti, ai quali balen, in un attimo, un'idea tragica, ma sublime. Si sarebbero tolti la vita buttandosi a capofitto dalla Punta di Monte Rossello e fu cos che, a notte fonda, i due giovani innamorati, datisi appuntamento, si buttarono a capo in gi per il monte sacrificando le loro giovani vite. Racconta la leggenda che dopo alcuni anni nel punto esatto dove i due trovarono orribile morte, spuntarono, come per incanto (o come un sortilegio) due scogli, uno legato all'altro da una sottile lingua di roccia. Qualcuno asserisce, non senza una buona dose di fantasia, che, nelle notti di luna piena e quando il mare in bonaccia, chi si trova a passare con un'imbarcazione dai pressi della "Rocca Gucciarda", pu udire una voce sublime e melodiosa di donna. E' la voce, dicono, di Rosa che canta una nenia triste e malinconica per lo sfortunato suo amore per Peppe. Ecco perch, ancora oggi, lo scoglio della "Rocca Gucciarda" specie dai marinai, viene chiamato anche "U? Scogliu do Zitu e a Zita". Autore Calogero Alongi. Fonte www.comune.realmonte.ag.it/index.php?option=com_content&view=article&id=5:zito-zita-leggenda&catid=2:leggende&Itemid=24
  • IL PRANZO DEL PRINCIPE
    C?era una volta un principe arabo di nome Tum-Allah , viveva nel regno di suo padre e passava le sue giornate andando a caccia con i suoi amici e scrivendo la storia della sua terra bellissima . Il principe era un buongustaio , inventava nuove ricette (che scriveva in un libro segreto ) e aveva nelle sue cucine cuochi che venivano da ogni parte del mondo . Il piatto che mangiava con pi gusto era la gallina in brodo servita insieme al riso , alle uova sode e a piccoli pezzi di formaggio di capra . Era tanto goloso del suo piatto preferito che quando pensava di star fuori per qualche giorno i cuochi dovevano portarsi dietro galline ,uova , formaggi , spezie , pentoloni , sacchi di riso e tanti ,tanti utensili da cucina ??.sembrava ogni volta quasi un trasloco ! Un giorno suo padre re Terek si ammal , mand a chiamare il figlio e gli disse :- Figli mio , si avvicina il giorno della mia consueta visita nelle nostre terre di Sicilia ma la mia malattia non mi consente di affrontare un viaggio cos lungo , dovrai andare tu al mio posto.- Tum-Allah fu ben felice di accettare perch era curioso di visitare nuove terre , di conoscere nuove persone e soprattutto di scoprire usi , costumi e ricette da scrivere nel suo libro segreto ; cos si prepar alla partenza e indovinate quali furono le prime persone ad essere avvertite??ma i cuochi naturalmente!! Al palazzo ci fu gran fermento e dopo qualche giorno il principe era pronto a partire . Caricata la nave e imbarcati i passeggeri , si apprestarono a fare questo viaggio in terre a loro sconosciute. Approdarono nel piccolo attracco di Trezza ( l?attuale Aci Trezza ) e si trovarono di fronte allo spettacolo di una terra ricca di colori , di profumi che non si aspettavano. Appena sbarcato il principe vide venirgli incontro un giovane sorridente , scalzo e con in testa uno strano copricapo rosso a forma di cappuccio che nella sommit aveva un laccio intrecciato che finiva con un piccolo ?giummo?verde . Il giovane , appena fu in presenza del principe si tolse il copricapo ed inchinandosi rispettosamente salut il principe :- Benvenuto eccellenza , il mio nome Turiddu e sar felice di accompagnarla in questi giorni che passer qui in Sicilia .- Il giovane Turiddu fu subito simpatico al principe tanto che per l?indomani organizzarono una battuta di caccia alle pendici dell?Etna . I cuochi del principe , di buon mattino , precedettero i cacciatori per montare fornelli e pentoloni e preparare il pranzo ; furono cotte dieci galline , cento uova ed un sacco intero di riso per sfamare tutti . Quando il principe ed il suo seguito ,stanchi della caccia , tornarono al campo ,trovarono un pranzo degno di un re. Si sedettero a tavola e il principe volle Turiddu accanto per continuare a chiacchierare . I servitori sistemarono le vivande al centro della tavola e tutti cominciarono a mangiare servendosi con le mani ; tutti tranne Turiddu che con calma tir fuori da un cestino una ?mappina? dove erano avvolte in altrettante , grosse, foglie di vite quattro ?beccafico ? di sarde . Il principe lo guard esterrefatto mentre Turiddu prendeva i pesci ripieni dalla coda e cominciava a gustarli . - Sua signoria vuole favorire ?- Chiese Turiddu porgendo una foglia d?uva come se fosse un piatto prezioso . - Certamente , con piacere !- Rispose il principe e addentando il pesce ripieno di pangrattato , uova , formaggio e prezzemolo lo trov tanto gustoso da chiedere a Turiddu la ricetta per il suo libro . - Mi dispiace eccellenza ? rispose Turiddu ma non so la ricetta , la chieder a Nunziatina , la mia fidanzata , lei che mi prepara queste buone cose quando vado a caccia !- L?indomani si ritrovarono ancora tra i boschi dell?Etna e ancora una volta , a pranzo , Turiddu non si un agli altri ma tir fuori dal suo cestino un involto di carta gialla , pesante , al suo interno quattro sfere dorate che emanavano un magnifico profumo :- Sua signoria vuole favorire ? Oggi Nunziatina mi ha preparato gli arancini di riso .- Il principe incuriosito dalla forma e dal profumo addent un arancino scoprendo il ripieno di pezzetti di carne al sugo, i piselli , le uova sode ?.e pens , chiss se esiste un modo per poter gustare la mia prelibata gallina in brodo senza fare tanta fatica ? Chiss se i miei cuochi sarebbero capaci di inventare un piatto buono , saporito e comodo da trasportare come quelli che prepara Nunziatina ? Ma non disse nulla . L?indomani aspett con ansia di vedere cosa la fidanzata avesse preparato al suo amato ed effettivamente a pranzo Turiddu tir fuori dal suo cestino ancora una volta la sua mappina ed all?interno c?erano delle fette di scacciata , fragranti e profumate come appena sfornate. - Vuole favorire sua signoria?- E il principe guard meravigliato quella che poteva sembrare una grossa fetta di pane che per al suo interno nascondeva carne, verdure, formaggio , uova ,cio un vero e proprio pranzo da tenere in mano ! Tornato nel suo paese il primo pensiero fu quello di bandire un concorso tra tutti i cuochi del regno per trovare un piatto come quelli gustati in Sicilia . Ma nessuno dei cuochi ci riusc ; furono spennate e cotte decine e decine di galline , furono bolliti sacchi di riso e centinaia di uova , furono fatte a piccoli pezzi forme intere di formaggio ma niente si avvicinava ai piatti di Nunziatina. Il principe per non si arrese e ,vedendo che nessuno al suo paese riusciva ad accontentarlo part di nuovo per la Sicilia con una nave carica di ogni ben di Dio deciso a trovare ci che cercava . Figuratevi la sorpresa di Turiddu quando gli dissero che il principe Tum-Allah voleva parlare con lui e la sua fidanzata! Si presentarono al cospetto del principe che disse a Nunziatina :- Ho potuto apprezzare i piatti che cucini per Turiddu e vorrei che preparassi anche per me una pietanza che sia facile da trasportare cos che io possa sempre mangiare la mia gallina in brodo .- Nunziatina si mise all?opera e , aiutata da Turiddu , spenn la gallina,la fece cuocere , rassod le uova spezzett il formaggio e mise tutti questi ingredienti all?interno di due strati di riso che aveva fatto cuocere nel brodo della gallina. L?indomani mattina si present al principe con quel piatto che sembrava una torta dorata . -Eccellenza ecco la pietanza che mi avete richiesto , l?ho chiamata ?tummala ? in vostro onore e spero che sia di vostro gradimento.- Il principe guard la torta di riso pregustandone il sapore , la affett ,scoprendone il gustoso segreto, la addent e?..gli occhi gli si illuminarono ! Era proprio il piatto che voleva ! Ringrazi i due fidanzati che ricevettero in dono :un appezzamento di terreno , un premio in denaro e tutte le ricette del libro segreto del principe per poter vivere una vita felice .
  • IL CASTAGNO ED I DIAVOLI ROSSI
    Sono nato da un piccolo riccio caduto per caso dalla bisaccia di un cacciatore. Sin da quando, piccolo arbusto, mi sono affacciato dalla terra, gli gnomi, che avevano casa poco lontano, provvedevano a tenermi caldo d?inverno ed a non farmi mancare l?acqua d?estate. Si sa, da noi in Sicilia, crescere non facile, ma in breve tempo ho visto diventare il mio tronco vigoroso e forte e la mia chioma ricca e ombrosa tanto che i miei amici gnomi si sono trasferiti in una deliziosa villetta tra le mie radici. Mi ricordo che un giorno, la regina sorpresa dal temporale con tutto il suo seguito, trov riparo sotto le mie fronde. Sapete come mi hanno chiamato da allora? ?Il castagno dei cento cavalli!? Lo so, vi sembra esagerato ma vi assicuro che c?era davvero una confusione apocalittica quella notte; tra lampi, tuoni, pioggia, e il vulcano che faceva la sua parte regalandoci continui boati!! Pensate che gli gnomi hanno impiegato quasi tutta la notte a tenere calmi i cavalli e i cani; e la giovane Giglioverde ( che una sposina di appena 253 anni) ha utilizzato tutte le sue scorte di erbe e bacche per gli infusi calmanti! Per fortuna, al primo raggio di sole, le fate del mattino, spargendo un po? della loro polvere segreta mista al polline di zagara, hanno regalato a tutti un po? di riposo. Ma sapete quale stata la notte in cui mi sono spaventato di pi? E? stata la notte della rivolta dei Troll Quella notte terribile (erano gi passati 200 anni da quando la regina si era riparata sotto le mie fronde) i Troll, giganteschi e minacciosi, con la pelle umida e sporca, brandendo le loro rudimentali clave e facendosi luce con enormi torce, si precipitarono per i sentieri impervi della montagna; volevano conquistare il territorio degli gnomi e quello degli elfi. La battaglia fu terribile ed improvvisamente un Troll, inciampando in una delle trappole tese dagli gnomi, cadde rovinosamente dando fuoco alle mie fronde. Il mio terrore era infinito, gi mi vedevo morto come la quercia che il mese prima era stata colpita da un fulmine, avrei voluto fuggire mentre sentivo il mio tronco bruciare e la linfa scorrere via dal mio corpo. . . aiuto!. . . aiuto! pensai sempre pi convinto di essere alla fine dei miei giorni; ma improvvisamente vidi arrivare da lontano. . . centinaia di diavoli rossi!! Cominciarono a percuotere le mie povere fronde doloranti. . . pensavo che veramente fosse giunta la mia ora. . . chiusi gli occhi per non vedere . . . Improvvisamente sul mio tronco, sui miei rami, sulle mie foglie, sentivo scorrere acqua; meravigliosa, provvidenziale acqua che spegneva il fuoco! Aprii gli occhi, quelli che mi erano sembrati diavoli erano invece decine di garibaldini che, trovandosi di passaggio mi avevano visto bruciare e bagnando il loro poncho rosso avevano spento le fiamme. Quella notte le mie fronde si sono vestite di rosso e dell?incendio non rimane altro che una stanza annerita scavata nel mio forte tronco.
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