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Racconti, miti e leggendeIl re di gibilterra

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Inserito da: Alfio MONACO

Questo re possedeva palazzi incantati nel mare, era molto potente, e la sua superbia non aveva limiti; egli era anche bellissimo e prode, e nell'udire quanto dicevasi di lui si accese d'amore la bellissima figlia del re di Sicilia. Il padre le voleva dare uno sposo, ma essa ricus tutti quelli che domandavano la sua mano, e disse che desiderava solo per suo signore il re di Gibilterra, e che non si sarebbe piegata mai ad ac-cettare altro sposo.
Il re fu molto dolente nell'udire quanto diceva la fanciulla, poich sembravagli impossibile che il caso potesse farle conoscere da vicino il re di Gibilterra; ma poi vedendo che ella era tanto invaghita di colui, che solo nel suo affetto avrebbe potuto trovare ogni gioia, e stimando che doveva adoprarsi con tutta l'anima per renderla felice, credette ottimo consiglio andare a visitare il re superbo, e vedere che gli riuscisse di combinare le nozze.
Part con molto seguito, lasciando la figlia in Sicilia, e navig verso il regno del re superbo di Gibilterra. Quando entr nel porto della sua citt si sdegn forte, non essendovi nessuno pronto a rendergli quelle ono-ranze che si convenivano all'alto suo grado. Egual cosa avvenne quando discese nella citt, e giunse innanzi al principe, il quale lo accolse superbamente, non come sovrano a lui eguale nel grado, ma come un oscuro forestiere; eppure pensando all'amata figliuola il re sopport con pazienza tanta scortesia ed acconsent volentieri a seguire il re superbo, che volle fargli vedere le meraviglie del suo palazzo costruito sotto il mare.
In quella dimora incantata erano raccolte tali ricchezze che nessuno avrebbe potuto descriverle degnamente. Il corallo, la madreperla, la vegetazione stupenda del mare, le conchiglie bizzarre si vedevano da ogni parte, ed il re di Sicilia ammirava tutto, pur cercando il mezzo di parlare della propria figlia, finch riusc nel suo intento. A poco a poco, come se discorresse senza fini ascosi ne vant la grazia e la bont; poi, come forse usavasi nei tempi lontani in cui avvennero i casi meravigliosi narrati dalla leggenda calabrese, il re fin col dire al Signore di Gibilterra che sarebbe stato altero di averlo per genero. Allora il re sdegnosamente lo condusse in una sala immensa dove erano moltissime statue di sale dalle forme bellissime; e additandole ad una ad una al re di Sicilia chiese se sua figlia avesse pari bellezza, e fin col dirgli che tutte quelle donne aveano sperato di poterlo sposare.
Ora pareva al re di Sicilia che una di quelle statue rassomigliasse alla figlia, ora ne vedeva altre da lei assolutamente diverse; ma quando il re di Gibilterra gli fece intendere che non si sarebbe piegato a sposare la fanciulla, il povero padre, che tanto amava quella diletta sua, non seppe nascondere il proprio dolore, e disse al re che se respingeva l'affetto della fanciulla essa si sarebbe uccisa. Nell'udir quelle parole il re superbo prese freddamente un pugnale e lo porse al misero padre dicendo: Se vorr uccidersi datele quest'arme.
Sempre pi dolente il padre soggiunse: Se dovr rinunziare al vostro affetto si strangoler. Il bel re di Gibilterra gli diede una sciarpa di seta rispondendo: Se vorr strangolarsi datele questa sciarpa. Il re di Sicilia si prov ancora una volta a commuovere il re superbo dicendo: Se dovr rinunziare a voi pianger di continuo. Il bel re gli offr un fazzoletto di stoffa d'oro dicendo: Se pianger datele questo fazzoletto per asciugarsi le lagrime.
Il re di Sicilia torn tristamente nel proprio regno, e narr alla figlia quanto era avvenuto, poi, nella speranza di toglierle dal cuore l'amore, provandole tutta la crudelt del re di Gibilterra, le mostr il pugnale, la sciarpa, il fazzoletto.
La fanciulla sent acerbo dolore, ma non si sgoment; prese quegli oggetti, poi chiese al padre in grazia che la lasciasse partire per un lungo viaggio, con un alto dignitario della corte. Il re vers molte lagrime nell'udire quella preghiera, ma non sapeva negare cosa alcuna all'unica figliuola, e le concesse quanto chiedeva. La fanciulla part per Gibilterra, ove conobbe la sorella del re superbo; costei compiacevasi nel raccogliere molte belle fanciulle nei suoi palazzi fatati, che erano ascosi nel mare, e fra esse volle anche la giovane viaggiatrice, che non fece conoscere l'alto suo grado, ma seppe dare prova di tanta valentia nel sonare o nell'eseguire lavori diversi colle candide mani, che la sorella del re superbo parl con frequenza a costui dell'ammirazione che provava per la giovanetta.
Il re volle vederla e and nelle splendide sale del palazzo ove ella dimorava; le belle fanciulle, in attesa di quella visita, avean fatto sfoggio di vesti ricchissime, ed eransi con molta arte adornate; la sola figlia del re di Sicilia, vestita dimessamente, accolse con orgoglio il re, continuando a lavorare e mostrando di non curarsi di lui. Forse a cagione di quell'indifferenza egli si accese d'amore nel vederla, e dopo quel giorno furono frequenti le sue visite alla bella sdegnosa, che non curavasi dell'amore che gli ardeva nel petto.
Finalmente l'orgoglio del re superbo fu vinto, ed egli disse alla bella fanciulla che se non voleva accettarlo come sposo si sarebbe piantato un pugnale nel cuore. La fanciulla sorrise e gli present subito un pugnale. Al re parve di riconoscere quell'arme, ma nel dolore e nello sgomento di quell'ora bad appena a questo, e disse alla fanciulla che si sarebbe strangolato per amore. Ella sorrise ancora e gli present una sciarpa, che egli prese con somma meraviglia, riconoscendo in essa quella che aveva data al re di Sicilia. Sent allora nel cuore una com-mozione profonda, e per togliersi dalla mente ogni dubbio disse con voce malferma alla fanciulla, che avrebbe pianto sempre, sempre. Ella sorrideva e gli porse un fazzoletto che egli ben conosceva; allora il re superbo seppe chi era colei che sdegnava l'amor suo; con molte lagrime le chiese perdono della crudelt passata, e la pace fu conchiusa in mezzo al mare fra lui e la bella fanciulla.
Ella volle vedere il palazzo del suo promesso sposo, pass nelle sale di corallo e di madreperla e giunse innanzi alle statue di sale, pregando il re di far cessare l'incantesimo che teneva prigioniere tante belle giovani. Egli ubbid; per un caso meraviglioso le statue ebbero moto e vita, le fanciulle liberate si elevarono verso la superficie del mare per tornare nelle case lontane, e nel gaudio inenarrabile di quell'ora la terra di Sicilia fu congiunta dall'affetto al regno del re superbo.
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FONTE: Racconti del mare di Maria Savi Lopez

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