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Trecastagni

Trecastagni sorge alle pendici del vulcano Etna, ed è uno dei comuni che si trovano alla quota più elevata. Il territorio è collinare ed è circondato da svariati conetti vulcanici di diversa epoca e dimensione (Monte Ilice, Monte Gorna, Monte S. Nicolò, Tre Monti, Monte Serra). La particolare conformazione del territorio circostante, caratterizzato da una forte pendenza verso i sottostanti comuni di Viagrande e San Giovanni la Punta, rende la posizione di Trecastagni particolarmente panoramica: la visuale spazia dalla estremità meridionale della Calabria fino al Golfo di Augusta, nel siracusano.
Storia

La data di fondazione di Trecastagni è incerta; i primi reperti databili sono degli inizi del XIV secolo. Anche l'etimologia del nome è incerta, e si riscontrano diverse ipotesi:

Tres castaneae, nome dell'antico sito in cui si trovavano tre grossi castagni;
Tres Casti Agni, ovvero "i tre casti agnelli", con riferimento ai santi martiri Alfio, Cirino e Filadelfo, compatroni del paese, che sostarono in loco durante il loro trasferimento da Vaste a Lentini, luogo del martirio;
Tria Castra, di difficile interpretazione, ma che presumibilmente fa riferimento a tre accampamenti di guerra.

I primi documenti storici (di Frà Michele da Piazza) narrano dell'invasione di Trecastagni da parte di Simone Chiaramonte, nel tentativo di scacciare il generale Artale I Alagona, il primo sostenitore degli Angioini, il secondo filo-Aragonese. Fu sottoposto alla giurisdizione e al regime tributario del vescovo di Catania fino al 1640, quando venne venduto, insieme a Viagrande, Pedara ed il titolo di principe di Trecastagni a Domenico Di Giovanni, messinese. Nel 1667, la chiesa madre di San Nicola di Bari fu creata parrocchia, con il titolo di Arcipretura; a tale data la popolazione di Trecastagni e del territorio che gli era sottoposto, in qualità di Arcipretura, era di circa 5000 abitanti. Dopo il devastante terremoto del 1693, la popolazione crollò drasticamente, e nel 1737 al censimento risultarono presenti circa 2000 abitanti. Nel 1710, Anna Maria di Giovanni, ultima erede del casato, sposò Don Giuseppe Alliata, principe di Villafranca, e il titolo passò quindi al casato degli Alliata. Nel 1818, con l'abolizione della feudalità, venne costituito comune e capoluogo di mandamento giudiziario ed elettorale, con riserva di un seggio nel Parlamento Generale di Sicilia.
La manifestazione più importante è, senza ombra di dubbio, la festa in onore dei fratelli Alfio, Filadelfo e Cirino, che si svolge durante tutto il mese di maggio, ed ha il suo culmine nella settimana del 10 maggio, giorno della Festività Liturgica. L'inizio dei festeggiamenti viene segnato dai ventuno colpi di cannone sparati dal Mulino a vento. Nel corso di tutto maggio, centinaia di pellegrini giungono al Santuario portando ceri, alcuni anche di dimensioni ragguardevoli. Di particolare importanza folkloristica sono l'entrata delle musiche, nel corso del quale complessi bandistici provenienti da alcuni comuni etnei attraversano le vie del paese, l'entrata dei cantanti (la sera del 9), con i tradizionali e spettacolari fuochi artificiali offerti dai vari quartieri del paese (partito S.Alfio, partito Collegiata e partito Tondo) preceduto da un concerto sinfonico al Largo dei Bianchi.
Carretto siciliano

Nella nottata tra il 9 ed il 10 giungono la maggior parte dei devoti, i nudi, scalzi, vestiti di bianco e con una fascia rossa sulle spalle, recanti ceri di dimensioni proporzionate alle rispettive capacità economiche. La giornata del 10 è segnata dalla svelata dei Santi, intorno alle 9, in una chiesa colma di devoti e la successiva uscita dei Santi, intorno alle 13: in questo momento la piazza antistante al Santuario, e tutti i balconi e le terrazze che danno sulla piazza, sono pieni di devoti e curiosi venuti ad assistere ad uno spettacolo folkloristico sensazionale. Nel corso della festa, inoltre, è possibile assistere alla sfilata dei tipici carretti siciliani.

Le altre manifestazioni si svolgono prevalentemente nel corso dell'estate e consistono in motoraduni, la Festa del Castagno (che vede espositori provenienti da tutta la Sicilia con prodotti tipici, in particolare i prodotti e i manufatti del castagno, attività primaria del paese), e un festival internazionale della musica che, soprattutto negli ultimi anni, ha raggiunto buoni livelli[4].

Di rilievo è l'associazionismo teatrale, in particolare è presente la compagnia Principi di Giovanni, che da 20 anni offre spettacoli sia in paese che in altri comuni siciliani[5]. Sempre in questo ambito, negli ultimi anni la stagione teatrale offerta dal Teatro Comunale ha raggiunto un rilevante spessore, grazie anche alla collaborazione con il Teatro Stabile di Catania[6].
Simulacro di San Nicola (Patrono di Trecastagni)Sullo sfondo i quadri che rappresentano la vita del Santo posti sulle ante della cameretta dove viene custodito il simulacro durante l'anno.
Simulacro di San Nicola (Patrono di Trecastagni).

Tra le altre manifestazioni religiose di rilievo vi è la festa in onore di San Nicola di Bari, patrono della città di Trecastagni e titolare della Chiesa Madre, Arcipretura-Parrocchiale. I festeggiamenti si svolgono nel corso della prima decade di dicembre, di solito la prima domenica del mese, e culminano il giorno 6 dicembre.

La storia della Chiesa Madre è legata a quella di San Nicola e dell'antica festa che si celebrava nel lontano 1600 con sontuosità e con l'esborso di ingenti somme. Presso l'archivio parrocchiale si conserva nei "Libri d'Introito ed Esito" e nelle "Giuliane" del tempo, memoria delle spese per la festa di San Nicola: "Spisi per rotula 14 di pulviri per la festa di San Nicola e per la luminaria" (1616). "Spari di mortaretti e spese per la festa del glorioso Santo Nicolao e per cantare la Missa in musica". Si fa pure menzione, dell'adempimento del Parroco della vicina Zafferana Etnea, la cui parrocchia era filiale della Chiesa Madre di Trecastagni, che offriva come tributo una torcia accesa durante tutto il tempo della celebrazione della Messa solenne nel giorno di San Nicola. La stessa chiesa, ben visibile dal Mar Jonio, molto probabilmente è sorta come Tempio votivo dei marinai, di cui San Nicola è protettore. Alcuni studiosi (Mons. Giovanni Lanzafame, Vito Zappalà Nicolosi) asseriscono che in concomitanza della festa di maggio a Bari, per la rievocazione dell'arrivo delle reliquie da Myra, si celebrasse una ricorrenza anche a Trecastagni, durante la quale "i nudi", dei marinai in abiti succinti, venivano a ringraziare il Santo portando in dono grossi ceri. Sempre secondo tali studiosi, i "nudi" sono gli stessi che successivamente cominciarono a rendere omaggio ai SS. MM. Alfio, Filadelfo e Cirino.

I festeggiamenti, che nel corso del tempo si erano sopiti, ebbero una ripresa nel 1987, in concomitanza con il 900º anniversario della traslazione delle reliquie del Santo da Myra, in Turchia, a Bari. La festa è un momento di forte aggregazione religiosa e sociale per i cittadini e i devoti che indossano un abito bianco in segno di devozione. Il momento clou dei festeggiamenti si ha quando la statua di San Nicola, portata a spalla dai giovani devoti, e le reliquie raggiungono la piazza principale della città, dove viene impartita la benedizione sui fedeli accorsi; i festeggiamenti si concludono con un variopinto spettacolo di fuochi d'artificio e il rientro della processione in Chiesa Madre con la ripida salita fatta a corsa al fervente saluto: San Nicola, Evviva!
Inserito da roberto raciti   
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